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Obiettivi programmatici della nostra piattaforma per i prossimi anni

La FLC CGIL verso il IV Congresso del 17, 18 e 19 dicembre 2018. I temi del dibattito congressuale (quinta parte).

Obiettivi programmatici della nostra piattaforma per i prossimi anni

Le grandi questioni che ci interpellano sono quelle che abbiamo richiamato e i nostri valori di riferimento si declinano in questo contesto. Per affrontare quelle questioni bisogna porsi alcuni obiettivi di fondo che dovranno rappresentare l’architettura della nostra piattaforma programmatica dei prossimi anni.

Generalizzazione della scuola dell’infanzia pubblica, riaprendo una riflessione sull’obbligo scolastico per il segmento 3-6. Ciò al fine di garantire, oltre che un qualificato percorso formativo delle bambine e dei bambini nella prima fascia di età, anche il diritto al lavoro delle donne.

Interventi sulla normativa prevista per i servizi 0-3 anni, superando l’attuale impostazione dei servizi a domanda individuale a favore di un diritto all’istruzione.

Affermare che, indipendentemente dai comparti di riferimento e dai soggetti gestori, il rapporto di lavoro deve essere regolamentato dai contratti nazionali di categoria che prevedano nella classificazione del personale il profilo professionale del docente nel segmento 3-6 e il profilo di educatore, ai sensi della normativa vigente, per il segmento 0-3.

Il ripristino del tempo pieno e prolungato nella scuola di base, facendo un investimento straordinario sul tempo scuola nel mezzogiorno.

L’obbligo scolastico a 18 anni, finalizzato all’elevamento dei livelli di istruzione di tutti i cittadini e alla lotta alla dispersione scolastica. Ciò è possibile in una scuola che assuma la cooperazione come sua modalità fondamentale di relazione educativa.

Un ripensamento dei cicli scolastici a partire dal superamento delle fratture che oggi esistono tra i diversi ordini di scuola.

L’esperienza di Alternanza Scuola-Lavoro va concepita come metodologia didattica tesa a sviluppare le potenzialità formative dei contesti reali di lavoro e mantenuta, in quanto tale, nella piena prerogativa gestionale delle autonomie scolastiche e formative che ne definiscono tempi, durata, modalità di svolgimento e di frequenza in cooperazione con i partner aziendali, ma contro ogni pratica di prestazione di lavoro gratuita per le imprese che necessariamente operano in una logica di mercato, la quale è, e deve rimanere, estranea alla dimensione educativa.

La sicurezza nei luoghi di lavoro che non si limiti alla messa a norma, ma crei e ricrei ambienti didattici e laboratoriali all’altezza dei nostri tempi e della didattica interattiva e che permetta di studiare e lavorare in sicurezza.

Di fronte alle violenze di cui è vittima sempre più frequentemente il personale della scuola, in particolare da parte di adulti, è necessario introdurre norme specifiche che consentano direttamente all’amministrazione scolastica, dichiarandosi parte civile, la denuncia dei fatti, sollevando il singolo lavoratore da oneri che sono al tempo stesso psicologici, morali ed economici.

Lo sviluppo del segmento post-secondario e della formazione tecnica superiore.

Il rilancio del sistema nazionale universitario, con un sostanziale incremento del FFO in grado di garantire in tutto il Paese lo sviluppo degli Atenei, il libero accesso alla formazione superiore e il diritto allo studio (rafforzando in tutte le sedi personale e strutture di qualità, superando la logica e la prassi dei numeri chiusi, riducendo sostanzialmente le tasse universitarie, incrementando borse di studio e alloggi per studenti).

Adeguati finanziamenti alle istituzioni AFAM finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa, all’ampliamento delle dotazioni organiche del personale, alla progressiva eliminazione dei contratti atipici, alla drastica riduzione delle tasse di frequenza pagate dagli studenti.

L’investimento statale diretto nella ricerca di base e applicata, nella consapevolezza che l’investimento privato non risponde agli interessi generali del Paese e l’accrescimento e il rafforzamento degli elementi di autonomia della ricerca, sia sul versante della governance, sia per la specificità rispetto al resto della pubblica amministrazione, nonché dei finanziamenti ordinari agli enti.

La ricostruzione di una governance democratica, cooperativa e partecipata da tutte le componenti in tutte le istituzioni della conoscenza, fondata sulla libertà dell’insegnamento e della ricerca e sulla valorizzazione della collegialità e del lavoro cooperativo.

La centralità dell’istruzione degli adulti all'interno di un sistema nazionale pubblico dell’apprendimento permanente come diritto soggettivo e investimento collettivo al pari di tutta l’istruzione, integrato con i sistemi della formazione professionale. In questo quadro occorre un forte riconoscimento del ruolo dei CPIA e dei Centri di formazioni professionale nell’accoglienza dei migranti.

La profonda revisione della disciplina della scuola italiana all’estero e della gestione del sistema della formazione italiana nel mondo, riconoscendo l’autonomia e la responsabilità delle istituzioni e dei docenti.

L’intervento speciale e lo stanziamento di risorse aggiuntive in funzione perequativa, secondo la previsione dell’articolo 119 della Costituzione, a favore delle realtà territoriali svantaggiate e in particolare nei territori del Sud gravati ancora da pesantissimi fenomeni di dispersione scolastica e di spopolamento. In questo ambito è necessario rilanciare gli interventi nazionali in tema di istruzione relativi alle cosiddette aree interne.

Adeguati finanziamenti pubblici diretti per il sistema di istruzione e ricerca, unica garanzia della libertà della ricerca e del perseguimento degli interessi pubblici e collettivi. Messa in discussione degli attuali sistemi di allocazione delle risorse ispirati alla logica delle “eccellenze” e alla competizione nell’accesso ai finanziamenti, diventati un alibi per definanziare l’intero sistema.

Riconoscimento normativo della funzione centrale della comunità educante e valorizzazione di tutte le figure professionali delle istituzioni educative e formative, di ricerca, alta formazione e università, nella progettazione e realizzazione dei processi.

Promozione, soprattutto attraverso il CCNL, del benessere lavorativo finalizzato al riconoscimento della dignità della persona, evitando che attraverso la burocratizzazione dei processi e la connessione alla rete al di fuori del proprio orario di lavoro si incentivino, anche indirettamente, nuove forme di servitù.

Riconoscimento degli stessi diritti alle lavoratrici e ai lavoratori comunque impiegati, contrastando il lavoro precario attraverso l’utilizzo “comune” del contratto a tempo indeterminato.

Riconoscimento del livello di usura di alcuni lavori prestati nei settori della conoscenza ai fini del pensionamento.

Utilizzo dei fondi strutturali come risorse realmente aggiuntive e non sostitutive dei finanziamenti e degli interventi nazionali.

Centralità nel ruolo di rappresentanza, elaborazione e di unità con le altre organizzazioni sindacali delle nostre RSU e dei nostri delegati.

Coerentemente con questi obiettivi è necessario il definitivo superamento della legge 107/15.

Non è più rinviabile la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) dell’istruzione come strumento volto a garantire il diritto costituzionale all'istruzione su tutto il territorio nazionale. Ogni aspetto che riguardi il diritto allo studio e alla formazione – sia esso declinato come accesso alla scuola dell’infanzia o come frequenza del servizio mensa (ancora oggi sottoposta alla vergogna dell’espulsione dei bambini i cui genitori non possono pagare la retta) o come sostegno agli studi universitari o come frequenza dei corsi per adulti – oggi è a rischio proprio perché non sono stati definiti i LEP su tutto il territorio nazionale.

Da tale mancanza discendono quegli interventi che noi riteniamo divisivi e frazionisti, che tentano anche sul terreno dell’istruzione di farsi assegnare ulteriori poteri fino a giungere a delineare anche contratti di lavoro regionali del tutto incompatibili con l’unità del Paese e con la coesione e la solidarietà sociale.

Occorre, in questo contesto, una riflessione specifica e un conseguente programma di lavoro per il Mezzogiorno affinché le politiche governative assumano, accanto alle questioni della denatalità, della salvaguardia dei sistemi ecologici, della messa in sicurezza dei territori, del lavoro giovanile come volano e strumento essenziale per lo sviluppo, proprio il tema dell’istruzione e della ricerca. Va riaffermato il diritto allo studio e alla formazione fino ai più alti gradi. Vanno potenziati e ampliati il tempo scuola, la stabilità di organico, gli investimenti in età prescolare (tramite una generalizzazione della scuola dell’infanzia), la formazione ricorrente e permanente. Va intrapresa una seria lotta contro la dispersione.

A maggior ragione nel superare il divario tra nord e sud, che nella crisi è aumentato, dobbiamo comprendere che servono investimenti nelle infrastrutture più importanti che abbiamo: ovvero nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre accademie e nei nostri conservatori, nei nostri enti di ricerca.

Continua...

Tag: congresso conoscenza

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