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Nuovo sistema formativo e governo dell’economia digitale

La FLC CGIL verso il IV Congresso del 17, 18 e 19 dicembre 2018. I temi del dibattito congressuale (terza parte).

Nuovo sistema formativo e governo dell’economia digitale

Come ripensare i sistemi di istruzione, formazione e ricerca del XXI secolo è la sfida che tutti abbiamo dinanzi. Per questo occorre un dibattito più ampio possibile, che si regga su almeno due assi portanti, la Costituzione e il ritorno alla dimensione emancipatrice della conoscenza e della cultura, intese non come nozionismo o tecnicismi ma come strumenti per esercitare capacità creativa, critica e logica, come strumenti per scegliere, giudicare e orientarsi nel nuovo mondo.

Occorre affermare anche un pensiero controegemonico, capace di rifiutare l’idea che la persona possa realizzarsi solo come produttore e consumatore. Occorre valorizzare invece la persona stessa, creatrice di libere relazioni sociali e umane. In questo senso ricordiamo che le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza presidiano, fra crescenti difficoltà, la prima frontiera contro l’intolleranza, il razzismo, le disuguaglianze sociali. Costituzione e conoscenza emancipatrice: sono questi gli elementi che occorre ripensare per tracciare, nuovamente, con coraggio, una scuola democratica, un’università aperta, una ricerca pubblica per dare senso sociale per le generazioni future. Serve un sindacato impegnato su questi obiettivi e attrezzato per contribuire al loro raggiungimento. Dentro questi grandi mutamenti serve definire con coraggio il nostro profilo e fissare obiettivi di medio e lungo periodo dentro cui sviluppare il nostro lavoro quotidiano. Il futuro del Paese dipenderà dalla quantità degli investimenti nei settori della conoscenza cui dovrà corrispondere, in misura crescente, un innalzamento della qualità dei processi di apprendimento, socialmente sempre più diffusi. Essi dovranno accompagnare il cittadino dai primi anni di vita lungo tutto l’arco della sua esistenza. Solo con queste premesse si potrà “contrattare l’algoritmo” coniugando le potenzialità di liberazione offerte dalle nuove tecnologie con la diffusione all’insieme della società delle conoscenze necessarie per gestirle, lo sviluppo di una coscienza critica dell’economia di mercato, la costruzione di un’azione sociale capace di contrattare riduzione dell’orario di lavoro e redistribuzione della ricchezza prodotta. I cambiamenti, determinati dalla digitalizzazione dell’intervento sempre più intenso della robotica, sono i temi centrali con cui avremo a che fare nel prossimo futuro. Serve perciò analizzare sempre più a fondo le forme di organizzazione e la natura del lavoro stesso e, con esse, anche la natura e le forme della pratica sindacale attraverso uno specifico lavoro di inchiesta. Il pericolo è che anche nel mondo della conoscenza i processi di “uberizzazione” delle forme del lavoro siano dietro l’angolo: "contrattare l’algoritmo e la digitalizzazione" potrebbe rappresentare un’opzione strategica vincente che va praticata, ma non diamo per scontato che lo sia, e che, in ogni caso, va affiancata a una rinnovata riflessione sulla libera circolazione dei saperi e della conoscenza. Il governo dell’economia digitale è la nuova prospettiva di crescita capace di proiettare il Paese verso un benessere diffuso e generalizzato per la totalità dei cittadini e quindi verso la consapevolezza che le tecnologie non sono neutre ma devono essere guidate nei loro indirizzi, rifiutando approcci deterministici. È questa la difficile scommessa da cui dipende il nostro futuro. Pertanto, per non subire le trasformazioni tecnologiche e i cambiamenti impetuosi del nostro mondo, serve una scelta di fondo: assumere la centralità reale e non retorica del sistema pubblico di istruzione e ricerca come generatore di uguaglianza, cittadinanza, innovazione, sostenibilità. Al contrario, le politiche di questi anni hanno giocato solo sul piano dell’offerta attraverso meccanismi di incentivi finalizzati direttamente o indirettamente a ridurre il costo del lavoro, mantenendo inalterata la nostra specializzazione produttiva. Occorre puntare su energie rinnovabili e, quindi, tecnologie e innovazione applicate a esse, beni culturali, tutela e valorizzazione turistica del territorio e dell’ambiente con relativa prevenzione dei rischi, riqualificazione dell’ambiente urbano. Occorre una nuova politica economica fondata su investimenti diretti in istruzione, ricerca e tecnologia e guidata da un nuovo protagonismo dello Stato che metta al centro la sostenibilità. Non è un sistema di sgravi e incentivi che può raggiungere questi risultati. Attraverso gli incentivi si aggrava solo il nostro debito tecnologico.

Continua...

Tag: congresso conoscenza

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