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Contro l’aziendalizzazione delle istituzioni della conoscenza, torniamo alla Costituzione

La FLC CGIL verso il IV Congresso del 17, 18 e 19 dicembre 2018. I temi del dibattito congressuale (quarta parte).

Contro l’aziendalizzazione delle istituzioni della conoscenza, torniamo alla Costituzione

Il principio educativo implicito, non dichiarato ma evidente, della società neoliberista è quello della concorrenza e del mercato. Da ciò la scuola-azienda, la valutazione competitiva, la premialità, la torsione autoritaria della governance a danno delle autonomie funzionali della Repubblica (scuole, università, enti di ricerca e accademie e conservatori). Il nostro principio educativo si fonda invece sui valori della Costituzione e quindi sulla costruzione di una “comunità” capace di includere, far partecipare e valorizzare tutte le diversità sociali, culturali e individuali del Paese, oltre che tutti i diversi ruoli e professioni che vivono nei percorsi formativi (docenti, lavoratori e lavoratrici, studenti e famiglie).

Serve una nuova politica della conoscenza che punti a una eccedenza di sapere per qualificare il nostro tessuto produttivo e orientarlo verso nuove specializzazioni anche attraverso un intervento straordinario dello Stato. Servono competenze trasversali e complesse per affrontare il nuovo salto di paradigma che nasce dall’integrazione e dallo sviluppo delle tecnologie digitali, anche qui all’opposto di una formazione settoriale e specialistica. Serve comprendere che, senza una nuova politica, un Paese con il nostro grado di analfabetismo di ritorno, i nostri tassi di dispersione, il nostro numero esiguo di laureati e il nostro risibile investimento in istruzione, scienza e tecnologia non potrà mai farcela a invertire la rotta su cui si trova, frutto di scelte sbagliate perpetrate per anni. Ma soprattutto serve ancora di più comprendere che il sapere è il presupposto per la costruzione di una cittadinanza democratica, per realizzare l’obiettivo di una società aperta e inclusiva capace di accrescere le capacità di ciascuno. Lo studio, la scuola, l’università sono parte del riscatto sociale, sono strumenti per la comprensione del mondo e forme indispensabili di socializzazione democratica, perché educano al sapere logico e critico. Tanto più oggi queste riflessioni hanno valore, alla luce del nuovo quadro politico che si è materializzato nella formazione di un governo dai tratti inediti e contraddittori e che, per quanto riguarda l’istruzione, non fa emergere un pensiero programmatico e definito tale da potere esprimere un giudizio compiuto. Da qui i primi elementi di preoccupazione nei confronti delle parole usate da alcuni esponenti del governo sui migranti, l’intensificazione delle pene, le espulsioni, le parole roboanti (la cui efficacia è tutta da verificare) sull’Europa e l’euro rispetto a cui più che annunciare piani B serve realizzare alleanze forti per cambiarne la governance economica e consentirci investimenti diretti a partire proprio dai settori dell’istruzione e della ricerca. Sull’istruzione, come del resto su tutte le materie che pure ci riguardano da vicino come cittadini e lavoratori (lavoro, pensioni, relazioni sindacali, precarietà) giudicheremo atto per atto e continueremo a esprimere in ogni campo tutto il potenziale di mobilitazione che sapremo costruire con i lavoratori dei settori della conoscenza. Occorre innanzitutto far rivivere con rinnovato vigore i principi di eguaglianza formale e sostanziale della nostra Carta Costituzionale.

Bisogna avere consapevolezza che ogni intervento in campo educativo e nella ricerca deve fare i conti con l'attuale contesto socio-economico. Un contesto che oppone ostacoli e impedimenti alle nostre proposte di politiche redistributive, solidali e inclusive sul piano sia economico che sociale. Dunque la nostra azione deve avere un impatto molto più ampio.

Il diritto all’istruzione è un diritto sociale che viene compromesso dal disinvestimento e dalle diseguaglianze che hanno segmentato anche il nostro sistema scolastico in zone forti e zone deboli. In coerenza con queste opzioni, la FLC CGIL rivendica un sistema nazionale dell’istruzione e della ricerca pubblica (ovvero un sistema finalizzato al benessere e alla crescita collettivi e non pensato per dare risposte alle domande di brevissimo periodo del sistema produttivo così com’è), universale (ovvero garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, in grado di ridurre disuguaglianze e non certificarle o incrementarle), pluralistico (ovvero non omologabile o standardizzabile, ma aperto alla molteplicità e alle differenze di metodi, contesti, culture), e inclusivo. Qualsiasi sistema di valutazione deve essere finalizzato al raggiungimento di questi obiettivi, escludendo l’allocazione di risorse ispirata alla logica delle “eccellenze” e alla logica delle classifiche, come avviene ora. Si tratta infatti di modelli che aggravano le disuguaglianze come dimostrano anche in questi giorni le imponenti e inedite mobilitazioni degli insegnanti e degli studenti in molti Stati degli USA e in UK, mobilitazioni che la FLC CGIL non solo sostiene ma di cui fa proprie le rivendicazioni. Per fare questo è indispensabile rafforzare la battaglia contro la distorsione competitiva, la torsione autoritaria e al tempo stesso localista della governance a danno delle autonomie funzionali della Repubblica (scuole, università, enti di ricerca e accademie e conservatori) e i sistemi di valutazione centrali, che attraverso politiche di gestione dell’educazione mutuate da modelli di mercato, hanno travolto in questi anni l’università (legge 240/10), la scuola (legge 107/15), la ricerca.

Continua...

Tag: congresso conoscenza costituzione

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